Un egittologo scopre
l’opera dei missionari italiani

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Ernesto Schiaparelli 1857 - 1928


Nel 1884 un giovane studioso, Ernesto Schiaparelli, si trovava nell’alto Egitto, a Luxor. Era agli inizi di una brillante carriera di egittologo (sarà direttore dei musei egizi di Firenze e Torino, autore di famose pubblicazioni scientifiche, scopritore della tomba della regina Nefertiti, senatore del regno).

Ma la sua scoperta più famosa, in Egitto, è quella della sua vocazione: il giovane egittologo, ospite a Luxor dei missionari francescani, rimane colpito dalle condizioni di miseria e di abbandono in cui versano quelle iniziative missionarie italiane e concepisce l’idea di promuovere, in patria, un movimento per aiutare (per “soccorrere” diceva lui) quei religiosi.

La situazione dei missionari italiani in Egitto, in quegli anni, era precaria come in ogni altro paese del mondo. Gli ordini religiosi, in Italia, erano in crisi: lo Stato aveva requisito gran parte dei conventi e molte comunità si erano sciolte. Dall’Italia, dove perdurava il conflitto tra lo Stato e la Chiesa, non poteva venire alcun aiuto.

Ernesto Schiaparelli era certo animato anche da sentimenti patriottici, come molti cattolici di quel tempo, e si rattristava vedendo missionari cattolici e protestanti di altri paesi generosamente aiutati dai correligionari e dai governi. Ma nel cuore del giovane egittologo urgeva soprattutto il problema missionario . Schiaparelli intuì che in quei paesi mussulmani la presenza cristiana poteva essere riconosciuta, accettata e stimata solo per la testimonianza delle opere.

Ospedali e scuole erano le grandi carenze di quei paesi, allora privi di qualunque spinta allo sviluppo. E Schiaparelli costruì scuole, organizzò ospedali, dirigendo poi, da Torino, fino alla sua morte, avvenuta nel 1928, tutta la complessa amministrazione di queste opere.

Così nasce, nel 1886 l’“Associazione Nazionale per Soccorrere i Missionari Italiani”

Appena tornato in patria, Ernesto Schiaparelli si mise subito all’opera per realizzare il suo progetto. Il 12 gennaio 1886 già si riunisce a Firenze un Comitato direttivo provvisorio di quella che sarà chiamata, con una deliberazione dell’assemblea del 12 dicembre dello stesso anno, l’ “Associazione per soccorrere i missionari italiani”. Presidente del primo comitato fu Augusto Conte, ben noto filosofo, storico e uomo politico. Schiaparelli fu eletto Segretario e tale, per modestia, volle rimanere sempre, fino alla morte.

L’Associazione, fin dai primi anni, non si dovette preoccupare soltanto di costituire dei comitati locali e di raccogliere fondi, ma ebbe molte difficoltà “diplomatiche” da superare. Non era opera “ecclesiastica” e benché promossa e composta da laici cattolici poteva facilmente essere sospettata, a quei tempi, di orientamenti non ortodossi. E, d’altra parte, non era nemmeno “governativa” . Gelosa della propria indipendenza e della sua finalità, esclusivamente religiosa, rischiava di essere malvista come “clericale” dai vari governi di allora. Oppure avrebbe corso il rischio opposto, quello di essere strumentalizzata dallo Stato che per fini politici, sia alla fine del secolo che in periodo fascista, cercava di stabilire punti di riferimento e di presenza italiana in paesi strategicamente importanti.

Ma Schiaparelli seppe sfruttare abilmente anche questi venti della storia per far navigare meglio le sue barche missionarie, ottenendo appoggi, aiuti anche economici, facilitazioni per i missionari (ci fu un periodo, per esempio, durante il quale i missionari avevano uno sconto del 50% sui treni).

Eretta in Ente morale nel 1891, l’associazione aveva già in precedenza, nel 1888, una scuola professionale ed un asilo scuola ad Assab, in Eritrea, tre scuole in Egitto, mentre distribuiva sussidi ai missionari italiani insediati in Libano, in Siria, in Armenia, in Turchia, in Tunisia, in Cirenaica, in Albania.

Centoventiquattro anni difficili

Le emigrazioni in massa degli italiani erano il grande problema umano e sociale dell’epoca. Molte furono le iniziative prese da Schiaparelli, in collaborazione con altri Enti religiosi e governativi o in proprio, per assistere i connazionali all’estero. Nel 1928, quando Schiaparelli muore, l’Associazione conta più di duecento opere presenti in una trentina di paesi, (tra cui la Cina): Si tratta di ospedali, ambulatori e dispensari, giardini di infanzia,. Scuole elementari, medie e superiori, convitti, orfanotrofi, ospizi, case per pellegrini, ecc.

La seconda guerra mondiale porterà un danno immenso a questo grande patrimonio culturale, morale e religioso che era anche un patrimonio immobiliare. L’Associazione, quando ne aveva la possibilità, acquistava sul posto locali, terreni, edifici, chiese, ed edificava ospedali e scuole (nel 1936 si contavano 15 ospedali, 5 orfanotrofi, 60 scuole elementari, 8 scuole medie, 7 asili infantili, 4 convitti, mentre in 13 paesi esistevano case di ospitalità.

Durante gli anni del conflitto molte missioni chiusero i battenti, altri edifici vennero distrutti. Ma ben più critiche furono le situazioni derivate dai rivolgimenti politici nei quali i paesi del bacino mediterraneo e del medio oriente furono coinvolti.

Ben poche opere sfuggirono alle requisizioni dei beni che appartenevano a stranieri ed a leggi che limitavano le attività caritative o religiose. Si salvarono quegli ospedali e quelle scuole che avevano una stima ed una utilità pubblica, alle quali nessun governo poteva rinunciare. Ma anche la politica estera italiana del dopoguerra era cambiata. L’Italia, in quegli anni della ricostruzione interna, aveva ben altro a cui pensare e molte opere vennero abbandonate a se stesse. Tuttavia la oculata amministrazione dei beni, la generosa dedizione degli ordini religiosi, del personale medico, degli insegnanti, permisero di salvare opere molto significative come il Santuario sul Monte delle Beatitudini con il suo Ospizio in Israele, gli ospedali italiani di Amman ed El Kerak, in Giordania, di Damasco in Siria, di Haifa in Israele, le scuole di Cana e di Haifa in Israele, di Assiut, El Fayum e Luxor, in Egitto.

Nuove opere sono sorte, come il centro di Tabga”, in Israele (1987) il Centro Giovanile Salesiano di Damasco (1992), le due opere, in Albania (1997 – 1999) - affidate una alle Suore Salesiane, Figlie di Maria Ausiliatrice (Scuola professionale femminile e convitto) e l’altra alle Suore della Carità di Madre Teresa di Calcutta (Centro per handicappati), ed altre ancora ne potranno sorgere non appena vi saranno mezzi a disposizione.

Gli ospedali e le scuole dell’A.N.S.M.I. sono al servizio della parte più povera (e molto spesso discriminata) delle popolazioni cattoliche e cristiane delle diverse confessioni, ma si rivolgono anche ai poveri che professano altre religioni. Esse “costituiscono una presenza viva della fede cristiana” e sono una testimonianza che proclama questa fede nei fatti anche là dove recenti legislazioni, molto restrittive della libertà religiosa, impediscono la predicazione del Vangelo. Inoltre le opere fondate da Ernesto Schiaparelli rappresentano un sostanziale aiuto ed un punto di riferimento per le minoranze cristiane di molti paesi.

Ma dal punto di vista economico l’Associazione, che in questi ultimi dodici anni ha compiuto un enorme sforzo per la ristrutturazione e l’ammodernamento delle sue opere, si trova oggi in gravi in difficoltà ed ha bisogno, come ai suoi inizi, della comprensione e della solidarietà di quanti sono sensibili ed operano perché la presenza-testimonianza non solo riesca a rimanere quella che è ora, ma possa ulteriormente ampliarsi.

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